giovedì 4 gennaio 2007

Una mattinata poco pescosa

All'ora di pranzo un gruppetto di giovani "perdigiorno" e provetti pescatori, ripongono in sacchetti quello che il mare ha recato loro in dono. Ripongono gli ami, le esche e le lenze e s'incamminano verso casa. I loro volti sono la fame di una mattina pescosa.
Io mi alzo con loro; sento fortemente che le mie mani vorrebbero lasciare cadere dallo scoglio uno stupido moleskine. Il mio volto è l'immagine per bene di una grassa riflessione, distanza incolmabile oramai. Quasi mi pronuncio a seguirli come se anch'io fossi li per...andassi la con...Distanza incolmabile oramai.

Ho perso una intera mattinata e non porterò a casa neppure un pesce.

mercoledì 3 gennaio 2007

Prospettiva, prossemica e il mondo bilionario in 2D

Mettetevi nei miei panni: mi sta prendendo ottimamente la scrittura e riprendo ad adoperarmici su questo blog a distanza di ventiquattr'ore.
Allora, facciamo che nei miei panni ci rimanete ancora un po' e per un po' assumete la mia prospettiva. All'interno del quadrato dello schermo vedete le parole prendere forma ad una velocità discreta, vedete prendere forma e contenuto anche il senso di quello che vado scrivendo, voi recepite un messaggio e io anche, diverso per necessità da quello che avrei voluto. Ma niente fisime filosofiche per ora, rimaniamo sul punto che voi siete nei miei panni e io v'accompagno. Fissando lo schermo pochi minuti fa non ho potuto che notare come questo discosti dalla parete che gli fa da background. È uno schermo di quelli piatti, utili perchè compatti e ultramoderni da ridurre incredibilmente lo spazio tra sé e il resto. Quello che più mi impressiona è la bidimensionalità apparente, e fin troppo reale nella monodimensionalità dell'umano (Marcuse). In particolare le mie riflessioni sono state spinte sul concetto di limite definitorio, sul concetto di confine, di diverso, di altro da... etc. Fin qui niente di particolare e niente di più di quello che non si può leggere in un banale manuale di antropologia o di prossemica. Ma ciò che mi ha appunto colpito è l'annullamento, prossemico oltre che prospettico (le cose qui vanno di pari passo potendo addirittura considerare l'una metafora dell'altra e viceversa) del mio mondo e della sua prospettiva. A farci caso l'architettura contemporanea, in questo degna figlia del Bauhaus (via libera di libero sfogo della fantasia), s'è fatta piatta e monotona, moderna e attrezzata, proprio come la ricca provincia della canzone. S'è annullato lo spazio, il vuoto e la piega infinitesimale del barocco (Deleuze) dando dei risultati affascinanti e scontatissimi. Ieri vedevo in televisione la barca del bilionario Briatore col proprietario che vi si affacciava a poppa: la sensazione netta datami dal design generale delle figure e dei fotogrammi era la stessa datami dai disegni 2D dei bimbi di scuola materna che si disegnano timonieri di piatti velieri. La stessa faccia del tipo pare uscita da “Indovina chi”(gioco da tavola in voga negli anni '90.NdA). Picasso una volta disse ironicamente, commentando la stagione da lui avviata del cubismo, che a quattordici anni dipingeva come Michelangelo e che ci ha messo tutta una vita per imparare a disegnare come un bambino. Oggi ci si risparmia semplicemente la fatica ma non si fa per questo della grande arte... anzi.
Bè ora siete liberi di uscire.
Ite missa est.

Miserabili ovvero dell'inutilità della compassione

"Agli insolenti l'Ira, la Grazia ai giusti" G.L.Ferretti

E' che mi è stato detto di scrivere. Hanno giustificato questo dicendo che m'avrebbe fatto bene. Io non ne sono certo; rimangono ancora senza risposta le mie domande circa l'utilità di questi spazi condivisi.

Ma facciamo così: adesso vi parlo di quello che mi è successo oggi con un miserabile che mi ha rubato diversi minuti della mia tranquilla mattinata di inizio d'anno per sfogarsi delle sue miserabili schizofrenie. Diciamo che questo è uno di quei miserabili che possono intenerirti il cuore appena conosciuti, quelli che la natura pare guardare in cagnesco e che ti muovono a compassione di conseguenza, che magari ti risvegliano un po' di caritetevole benevolenza e che ti inducono a profonde riflessioni sulla necessità di un atteggiamento snobbistico. Il dilemma, il mio e non solo, è Nietzsche e Cacciari o Kong-Fuzi e Socrate? (o Montaigne?) Insomma, uno di quelli che ti porta per un po' a patteggiare più per i secondi che per gli altri. E allora ci si lascia andare ad ascolti frequenti, a capacità di comprensione e tentati consigli su ciò che nel mondo sia più opportuno, per quanto di questo argomento io possa sapere, ovvio. Allora il miserabile mi ascolta, sembra capire, commenta, è felice e mi ricompensa come il cagnolino con lo zuccherino: scodinzolando. Il miserabile parla di amicizia, di "valori veri", dell'ingiustizia del mondo, della ragione sociale, della irragionevolezza reale e via veloce come in un assolo di John Peter Petrucci. Ovvio che guadagna posizione nel mondo, il mio, che mai gli avrebbe dato diritto d'asilo.
Ma il miserabile non instaurerà mai un rapporto orizzontale nella sua vita. Guarderà gli altri o dal basso o dall'alto o prima uno e poi l'altro a seconda di come le resentiment gli detterà di fare. Forse non è il caso di aggiungere che è lo spirito più decisamente niciano a muovere il motore delle mie dita sulla tastiera. Consapevole di questo ho cercato di guardarlo negli occhi pur costretto da lui e nessun altro ora alla cattedra ora al banco da studio, in alternanza forzata da stupide opinioni indigeste.
Il miserabile insieme a molti suoi colleghi è un servo, financo un servo di partito. Il miserabile vuole servire sempre un signore, soprattutto quando il signore è il Moderno Principe di cui ha scritto Antonio Gramsci. Il partito di cui questo miserabile in particolare si è fatto servitore è tralaltro lo stesso che personificava per Gramsci il Moderno Principe, ovvero le spoglie deturpate di quello che un tempo fu Il Partito Comunista Italiano. Questo è l'unico punto che ci accomuna in verità, ma come capirete non in maniera determinante, sostanziale. Un giorno infatti mi sono trovato in disaccordo su alcuni punti con il gruppo di giovani di partito di cui ingrassavamo la compagine, questo disappunto è diventato incompatibilità politica (mi capita molto spesso con i partiti politici) e per un po' ho dovuto allontanarmi.
Bene, questa occasione è stata sufficiente al miserabile per manifestarsi in tutta la sua miserevolezza. Ha cambiato radicalmente atteggiamento nei miei confronti, ha preso ad assillarmi prima e ad insultarmi poi, pretendendo ragione per i suoi farfugliati argomenti di cui l'irragionevolezza era tanto palese da sciogliersi al lume dell'intelletto. Il miserabile ha radicalizzato le sue opinioni nei miei confronti insieme ai media utilizzati per manifestarle, arrivando al punto in cui stamane mi ha fatto perdere del tutto la pazienza costringendomi a svelargli la mia verità, mai tanto obbiettiva, mai tanto poco mia e sua del tutto.

Attenti ai miserabili! Come diceva per i doni un mio professore universitario, nascondono dietro di loro troppo spesso intenzioni malcelate di invidioso risentimento nei vostri confronti. La loro debolezza, al contrario di qualsiasi dettame cattolico, deve spaventare e mettere in guardia.

ex nihilo nihil fit

Questa non vuole essere una rimostranza nihilistica nei confronti di alcunché. Mondo, società, ordini, escatologie e cosmogonie non vogliono essere gli obiettivi di queste parole.exnihilonihilfit. Io interesso a loro tanto quanto loro interessano a me e in questo quieto equilibrio, se v'aggrada, vorrei rimanerci. E questo vale anche per le parole; nel loro perdersi progressivo nell'orgia semantica del mondo vociante non ci è dato di apprezzarle, servite non ci servono e si perdono. Un po' come è stato per la filosofia a ben pensarci, ma non è questo il momento di farlo.
Questo è bene che rimanga nel non-detto,
chè anche un cadavere è degno di decoro e rispetto.