mercoledì 3 gennaio 2007

Miserabili ovvero dell'inutilità della compassione

"Agli insolenti l'Ira, la Grazia ai giusti" G.L.Ferretti

E' che mi è stato detto di scrivere. Hanno giustificato questo dicendo che m'avrebbe fatto bene. Io non ne sono certo; rimangono ancora senza risposta le mie domande circa l'utilità di questi spazi condivisi.

Ma facciamo così: adesso vi parlo di quello che mi è successo oggi con un miserabile che mi ha rubato diversi minuti della mia tranquilla mattinata di inizio d'anno per sfogarsi delle sue miserabili schizofrenie. Diciamo che questo è uno di quei miserabili che possono intenerirti il cuore appena conosciuti, quelli che la natura pare guardare in cagnesco e che ti muovono a compassione di conseguenza, che magari ti risvegliano un po' di caritetevole benevolenza e che ti inducono a profonde riflessioni sulla necessità di un atteggiamento snobbistico. Il dilemma, il mio e non solo, è Nietzsche e Cacciari o Kong-Fuzi e Socrate? (o Montaigne?) Insomma, uno di quelli che ti porta per un po' a patteggiare più per i secondi che per gli altri. E allora ci si lascia andare ad ascolti frequenti, a capacità di comprensione e tentati consigli su ciò che nel mondo sia più opportuno, per quanto di questo argomento io possa sapere, ovvio. Allora il miserabile mi ascolta, sembra capire, commenta, è felice e mi ricompensa come il cagnolino con lo zuccherino: scodinzolando. Il miserabile parla di amicizia, di "valori veri", dell'ingiustizia del mondo, della ragione sociale, della irragionevolezza reale e via veloce come in un assolo di John Peter Petrucci. Ovvio che guadagna posizione nel mondo, il mio, che mai gli avrebbe dato diritto d'asilo.
Ma il miserabile non instaurerà mai un rapporto orizzontale nella sua vita. Guarderà gli altri o dal basso o dall'alto o prima uno e poi l'altro a seconda di come le resentiment gli detterà di fare. Forse non è il caso di aggiungere che è lo spirito più decisamente niciano a muovere il motore delle mie dita sulla tastiera. Consapevole di questo ho cercato di guardarlo negli occhi pur costretto da lui e nessun altro ora alla cattedra ora al banco da studio, in alternanza forzata da stupide opinioni indigeste.
Il miserabile insieme a molti suoi colleghi è un servo, financo un servo di partito. Il miserabile vuole servire sempre un signore, soprattutto quando il signore è il Moderno Principe di cui ha scritto Antonio Gramsci. Il partito di cui questo miserabile in particolare si è fatto servitore è tralaltro lo stesso che personificava per Gramsci il Moderno Principe, ovvero le spoglie deturpate di quello che un tempo fu Il Partito Comunista Italiano. Questo è l'unico punto che ci accomuna in verità, ma come capirete non in maniera determinante, sostanziale. Un giorno infatti mi sono trovato in disaccordo su alcuni punti con il gruppo di giovani di partito di cui ingrassavamo la compagine, questo disappunto è diventato incompatibilità politica (mi capita molto spesso con i partiti politici) e per un po' ho dovuto allontanarmi.
Bene, questa occasione è stata sufficiente al miserabile per manifestarsi in tutta la sua miserevolezza. Ha cambiato radicalmente atteggiamento nei miei confronti, ha preso ad assillarmi prima e ad insultarmi poi, pretendendo ragione per i suoi farfugliati argomenti di cui l'irragionevolezza era tanto palese da sciogliersi al lume dell'intelletto. Il miserabile ha radicalizzato le sue opinioni nei miei confronti insieme ai media utilizzati per manifestarle, arrivando al punto in cui stamane mi ha fatto perdere del tutto la pazienza costringendomi a svelargli la mia verità, mai tanto obbiettiva, mai tanto poco mia e sua del tutto.

Attenti ai miserabili! Come diceva per i doni un mio professore universitario, nascondono dietro di loro troppo spesso intenzioni malcelate di invidioso risentimento nei vostri confronti. La loro debolezza, al contrario di qualsiasi dettame cattolico, deve spaventare e mettere in guardia.

Nessun commento: