mercoledì 3 gennaio 2007

Prospettiva, prossemica e il mondo bilionario in 2D

Mettetevi nei miei panni: mi sta prendendo ottimamente la scrittura e riprendo ad adoperarmici su questo blog a distanza di ventiquattr'ore.
Allora, facciamo che nei miei panni ci rimanete ancora un po' e per un po' assumete la mia prospettiva. All'interno del quadrato dello schermo vedete le parole prendere forma ad una velocità discreta, vedete prendere forma e contenuto anche il senso di quello che vado scrivendo, voi recepite un messaggio e io anche, diverso per necessità da quello che avrei voluto. Ma niente fisime filosofiche per ora, rimaniamo sul punto che voi siete nei miei panni e io v'accompagno. Fissando lo schermo pochi minuti fa non ho potuto che notare come questo discosti dalla parete che gli fa da background. È uno schermo di quelli piatti, utili perchè compatti e ultramoderni da ridurre incredibilmente lo spazio tra sé e il resto. Quello che più mi impressiona è la bidimensionalità apparente, e fin troppo reale nella monodimensionalità dell'umano (Marcuse). In particolare le mie riflessioni sono state spinte sul concetto di limite definitorio, sul concetto di confine, di diverso, di altro da... etc. Fin qui niente di particolare e niente di più di quello che non si può leggere in un banale manuale di antropologia o di prossemica. Ma ciò che mi ha appunto colpito è l'annullamento, prossemico oltre che prospettico (le cose qui vanno di pari passo potendo addirittura considerare l'una metafora dell'altra e viceversa) del mio mondo e della sua prospettiva. A farci caso l'architettura contemporanea, in questo degna figlia del Bauhaus (via libera di libero sfogo della fantasia), s'è fatta piatta e monotona, moderna e attrezzata, proprio come la ricca provincia della canzone. S'è annullato lo spazio, il vuoto e la piega infinitesimale del barocco (Deleuze) dando dei risultati affascinanti e scontatissimi. Ieri vedevo in televisione la barca del bilionario Briatore col proprietario che vi si affacciava a poppa: la sensazione netta datami dal design generale delle figure e dei fotogrammi era la stessa datami dai disegni 2D dei bimbi di scuola materna che si disegnano timonieri di piatti velieri. La stessa faccia del tipo pare uscita da “Indovina chi”(gioco da tavola in voga negli anni '90.NdA). Picasso una volta disse ironicamente, commentando la stagione da lui avviata del cubismo, che a quattordici anni dipingeva come Michelangelo e che ci ha messo tutta una vita per imparare a disegnare come un bambino. Oggi ci si risparmia semplicemente la fatica ma non si fa per questo della grande arte... anzi.
Bè ora siete liberi di uscire.
Ite missa est.

Nessun commento: